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Omicidio stradale: cosa succede dopo un incidente mortale e perché le perizie sono decisive

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Omicidio stradale: cosa succede dopo un incidente mortale e perché le perizie sono decisive

In breve: l'omicidio stradale (art. 589-bis c.p.) è punito con la reclusione da 2 a 7 anni, che salgono fino a 12 anni in caso di guida in stato di ebbrezza grave o sotto l'effetto di stupefacenti. Il processo si gioca quasi sempre sulla ricostruzione tecnica della dinamica: per questo le consulenze dei primi giorni sono decisive, sia per chi è indagato sia per i familiari della vittima.

Che cosa prevede la legge

  • Pena base: reclusione da 2 a 7 anni per chi causa per colpa la morte di una persona violando le norme sulla circolazione.
  • Da 8 a 12 anni se il conducente guidava con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.
  • Da 5 a 10 anni con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l o in caso di alcune violazioni gravi, come eccesso di velocità marcato, passaggio col rosso o sorpasso azzardato.
  • La pena è diminuita fino alla metà se la morte non è conseguenza esclusiva della condotta del conducente, ad esempio per il concorso di colpa della vittima.
  • Alla condanna segue la revoca della patente (art. 222 Codice della strada).

Le lesioni gravi o gravissime causate in un incidente sono punite dall'art. 590-bis c.p., con una struttura simile.

Perché le perizie decidono il processo

Velocità, punto d'urto, visibilità, tempi di reazione, condizioni della strada: quasi ogni processo per omicidio stradale diventa un confronto tra consulenze tecniche. Spesso la Procura dispone accertamenti tecnici non ripetibili, come l'esame dei veicoli o l'autopsia, nei primi giorni dopo l'incidente: indagato e persona offesa vengono avvisati e possono nominare un proprio consulente che partecipi (art. 360 c.p.p.). Se quel momento viene perso, ricostruire la dinamica in seguito è molto più difficile.

Se è un suo familiare ad aver perso la vita

  • Il reato è procedibile d'ufficio: non serve una querela, ma è utile nominare subito un avvocato come difensore della persona offesa.
  • Nel processo i familiari possono costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento.
  • Il risarcimento è garantito dall'assicurazione RC auto del veicolo responsabile; se il veicolo non è assicurato o non è identificato interviene il Fondo di garanzia per le vittime della strada.

Se è lei a essere indagato

Non rilasci dichiarazioni sulla dinamica senza un difensore, conservi ogni elemento utile (foto, testimoni, dati della scatola nera del veicolo) e nomini subito un consulente tecnico di fiducia. Una ricostruzione accurata può incidere sull'esistenza stessa della colpa, sul concorso della vittima e quindi sulla pena.

Avv. Lorenzo Susinno – avvocato cassazionista, studi a Piacenza (Via Bernardino Mandelli, 2) e Lodi (Piazza della Vittoria, 9). Per una valutazione del suo caso può prenotare un colloquio dal sito o chiamare il 347 3645949.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e sono aggiornate alla data di pubblicazione: non sostituiscono una consulenza sul caso concreto.

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